{"id":2773,"date":"2022-07-04T00:26:49","date_gmt":"2022-07-03T22:26:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.zianigocalcio.it\/sito\/?p=2773"},"modified":"2022-07-04T21:10:38","modified_gmt":"2022-07-04T19:10:38","slug":"alle-radici-de-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.zianigocalcio.it\/sito\/alle-radici-de-male\/","title":{"rendered":"Alle Radici del Male"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Articolo di Andrea Antonioli<br>del 05 febbraio 2019 alle 15:47<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui sotto Link all&#8217;articolo originale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.rivistacontrasti.it\/alle-radici-del-male-calcio-giovanile\/\">https:\/\/www.rivistacontrasti.it\/alle-radici-del-male-calcio-giovanile\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Il calcio giovanile \u00e8 un sistema oligarchico fondato sul business e sull&#8217;ignoranza.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noi viviamo in un\u2019implicita quanto errata pretesa, che i problemi si possano risolvere senza interrogarsi sulle cause. A volte non vogliamo farlo, spesso non ne siamo in grado, resta il fatto che quasi sempre riusciamo addirittura a confondere l\u2019effetto con la causa. <strong>Il mondo del calcio \u00e8 profondamente malato,<\/strong> questo lo sappiamo, sempre che con \u201ccalcio\u201d intendiamo la stessa cosa di una trentina d\u2019anni fa; ma anche se parlassimo di qualcosa di diverso, il quadro sarebbe comunque desolante. Attenzione, non ci riferiamo qui agli esiti nefasti della globalizzazione pallonara o ai super sceicchi, n\u00e9 allo sport come show o alla ammorbante retorica che lo accompagna: questi aspetti li abbiamo pi\u00f9 volte denunciati, ma oggi dobbiamo fare un passo indietro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo allora dall\u2019inizio, dal modo in cui si forma un calciatore, e nel farlo saltiamo per esigenza la fase della scuola calcio \u2013 malgrado si potrebbe aprire anche qui una parentesi, <strong>ma questa \u00e8 un\u2019altra storia. <\/strong>All\u2019et\u00e0 di 13 anni il ragazzo entra \u201cfinalmente\u201d nell\u2019ambito agonistico. Molti di voi sapranno come funziona: a quest\u2019et\u00e0 si \u00e8 ormai under 14, il primo anno dei giovanissimi tanto per intenderci; poi si diventa allievi fino ad essere juniores, ma cosa accomuna tutte queste tappe? Le categorie: <strong>provinciali, regionali, \u00e9lite <\/strong>(per quest\u2019ultima va fatto un discorso a parte). E qui iniziano i problemi veri e propri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella del calcio agonistico giovanile, infatti, \u00e8 una macchina perversa fondata sul business, con dinamiche ben pi\u00f9 dannose \u2013 paradossalmente \u2013 di quelle professionistiche. Qui non solo il sistema \u00e8 costruito in modo tale che la priorit\u00e0 sia il lucro, ma come se non bastasse<strong> ci\u00f2 si verifica a scapito della qualit\u00e0 e della crescita<\/strong>, tanto dei ragazzi quanto del movimento in generale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accennavamo alle categorie, che storicamente sono sempre state due, i regionali e i provinciali (tralasciando i nazionali, a cui possono partecipare solo le societ\u00e0 professionistiche); successivamente \u00e8 stato creato \u2013 e poi \u201cliberalizzato\u201d- l\u2019\u00e8lite, il campionato di maggior livello che nasce come un\u2019estensione dei regionali (anche se non su tutto il territorio nazionale), e diviene dunque il pi\u00f9 ambito: questo rientra in una deriva che ci porta direttamente al cuore del problema. L\u2019obiettivo, infatti, diventa <strong>fin dai 13 anni mantenere o migliorare la categoria<\/strong>. Sacrosanto, direte voi: il problema \u00e8 come, e perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Avendo a casa l\u2019astro nascente del calcio italiano, o anche solamente un possibile professionista, dove lo si porta? Semplice, nelle categorie migliori e nelle societ\u00e0 pi\u00f9 note.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partiamo dal presupposto secondo cui <strong>il calcio giovanile si inscrive in un quadro di enorme ignoranza generalizzata<\/strong>, e in quello che rappresenta il vero male di tanti ragazzi, ovvero i genitori convinti che il proprio figlio sia il nuovo Nesta, Pirlo, Del Piero. Questa \u00e8 la premessa fondamentale, perch\u00e9 tutte le grane, banalmente, derivano da qui. Avendo a casa l\u2019astro nascente del calcio italiano, o anche solamente un possibile professionista, dove lo si porta? Semplice, nelle categorie migliori e nelle societ\u00e0 pi\u00f9 note che, come tali, partecipano a campionati di prima fascia frequentati da osservatori, agenti, giornalisti etc.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco importa che il ragazzo sia il trentaduesimo nelle gerarchie, o che per portarlo agli allenamenti si debbano fare quaranta chilometri e un\u2019ora di traffico sul raccordo anulare: l\u2019importante \u00e8 che abbia il palcoscenico \u2013 e la borsa \u2013 della Roma, della Lazio, della Vigor Perconti, del Tor Tre Teste. <strong>Forse cos\u00ec l\u2019osservatore o l\u2019agente di turno lo noter\u00e0<\/strong>, e tutti gli sforzi saranno ripagati (quando i maiali voleranno, come dicono gli inglesi).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dal canto loro le societ\u00e0, ben consapevoli del meccanismo, sapendo che nella categoria A si ha il triplo di ragazzi iscritti rispetto alla categoria B, e che la stessa cosa avviene per la B rispetto alla C, tentano in ogni modo di <strong>mantenere o migliorare la categoria stessa.<\/strong> La ricompensa non \u00e8 pi\u00f9 il cammino, come direbbe <strong>Tabarez<\/strong>, il modo in cui migliorano i singoli ragazzi e la squadra, bens\u00ec materialmente \u00e8 la vittoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed eccoci al punto nodale: come si ottiene la vittoria, soprattutto a 13-14-15 anni? Qual \u00e8 il modo pi\u00f9 veloce e pi\u00f9 diretto per giungere al traguardo? Sviluppare un gioco con meccanismi consolidati, lavorare singolarmente sul ragazzo e globalmente sulla squadra, oppure <strong>ricorrere al fisico, al ragazzo pi\u00f9 grosso degli altri,<\/strong> al sistema pi\u00f9 redditizio nel breve termine?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cIl successo non \u00e8 fatto solo dai risultati, ma anche dalle difficolt\u00e0 che si superano per ottenerli, dalla lotta permanente e dallo spirito con cui si affrontano le sfide. Il cammino \u00e8 la ricompensa.\u201d (Oscar Washington Tabarez, un vero maestro di calcio)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si giunge cos\u00ec al paradosso per cui un allenatore di una nota e rispettata societ\u00e0 romana, al \u201csuo\u201d gruppo di sedicenni, pu\u00f2 assicurare senza vergogna che \u00abla cosa pi\u00f9 importante sono le palle inattive\u00bb (testimonianza diretta). Si arriva cos\u00ec al punto in cui <strong>si reclutano giocatori che danno 20 centimetri a compagni ed avversari<\/strong>, spesso prelevati per vie discutibili, che risultano dominanti e vincono le partite da soli. Nell\u2019et\u00e0 pi\u00f9 importante per la crescita dei ragazzi non si lavora pi\u00f9 su di loro, con i dovuti tempi e la necessaria pazienza, ma si pretende subito il bottino grosso passando per la via pi\u00f9 breve. Con le parole di Horst Wein,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cUn tecnico che vince tutto con i giovani non ha lavorato per il futuro dei suoi allievi, ma per il proprio\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Apparentemente sono tutti contenti (tranne i ragazzi, ma spesso neanche lo sanno):<strong> le societ\u00e0 incassano, i genitori sognano, gli allenatori vincono <\/strong>\u2013 in un periodo in cui gli esoneri per mancanza di risultati sono arrivati anche nei settori giovanili, rendiamoci conto \u2013 e cos\u00ec il meccanismo si autoalimenta: poi per\u00f2 arriva il professionismo. A questo punto la societ\u00e0 che valuta il ragazzo se ne frega di quante partita abbia vinto nelle giovanilie pretende invece un calciatore gi\u00e0 formato; come un\u2019azienda che, assumendo un ingegnere appena laureato, si aspetta che questo sappia fare i calcoli e non guarda certo ai voti ottenuti agli esami, cos\u00ec funziona per <strong>la squadra professionistica<\/strong> che ora s\u00ec, veramente, deve <strong>vincere subito<\/strong> e mantenere la categoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il punto sta proprio qui: molti giocatori, anzi molti possibili giocatori, non arrivano pronti al momento del grande salto perch\u00e9, sostanzialmente, non sono in grado di fare i calcoli. Non sanno dribblare come si richiede a un\u2019ala, marcare come ci si aspetta da un difensore, spesso non sono capaci nemmeno di controllare il pallone come si pretende da un calciatore professionista. E quegli altri, i pi\u00f9 grossi, difficilmente si confermeranno ad alti livelli: erano unicamente il cavallo di troia per entrare nelle mura della citt\u00e0, la<strong> carne da macello per un sistema<\/strong> fondato sul business e sulla vittoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso di Joseph Minala a Roma fece molto discutere: al di l\u00e0 delle infinite polemiche sull\u2019et\u00e0 <strong>che arrivarono anche oltreoceano<\/strong>, fu prelevato dalla Vigor Perconti a 16 anni risultando immarcabile e dominante, prima di approdare alla Lazio e finire in una girandola di prestiti in Serie B<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi siete mai chiesti <strong>perch\u00e9 non produciamo pi\u00f9 talenti?<\/strong> Perch\u00e9 l\u2019ultimo effettivo talento italiano, Insigne, \u00e8 cresciuto giocando per strada? Vi siete mai domandati perch\u00e9 abbiamo esterni offensivi che non sanno pi\u00f9 smarcare l\u2019uomo? O difensori centrali che non sanno pi\u00f9 marcarlo, l\u2019uomo? Semplice: perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo, <strong>e bisogna vincere subito.<\/strong> Cosa succede infatti se il ragazzo a 14 anni tenta il dribbling, si fa rubare il pallone e gli avversari segnano su contropiede? O se il centrocampista tenta uno stop a seguire per cui invece perde il possesso, lasciando sguarnita la difesa?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi sono <strong>aspetti che come tanti altri si devono allenare<\/strong>, per i quali serve tanta pazienza: quel ragazzo sbaglier\u00e0 dieci, venti, trenta dribbling prima di imparare come e quando farli; quell\u2019altro controller\u00e0 male la palla cento volte prima di imparare a stopparla orientata come Iniesta. Ma vi chiedo, se Iniesta fosse cresciuto in uno dei nostri settori giovanili e non nel Barcellona \u2013 in cui fin dagli otto anni ti insegnano a giocare in quel modo, fregandosene bellamente dei risultati -, sarebbe diventato Iniesta?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cNon voglio essere un falso umile, ma non ho inventato niente di questo tiki taka. Non dobbiamo dimenticare che le due volte che abbiamo vinto la Coppa dei Campioni lo abbiamo fatto con 7-8 giocatori del settore giovanile: questi giocatori come Xavi, Iniesta, Puyol, Victor Valdes, sono entrati nell\u2019Accademia del Barcellona quando avevano 8-9-10 anni, sono arrivati in prima squadra e cos\u00ec si \u00e8 avuta una combinazione di stelle\u201d (Pep Guardiola)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei settori giovanili \u201cgiocare per vincere\u201d rappresenta <strong>la morte della fantasia, dell\u2019estro, del talento.<\/strong> Aggiungiamoci poi le pressioni, le responsabilit\u00e0 di cui \u00e8 sovraccaricato un adolescente su un campo di calcio; il bombardamento continuo del \u201cricominciare da dietro per non perdere la palla\u201d, o del \u201cprovare la giocata solo quando \u00e8 strettamente necessario\u201d. Ma che ne sa un ragazzo di 13 anni quando \u00e8 strettamente necessario? Spesso a quell\u2019et\u00e0 non sa nemmeno qual \u00e8 il suo ruolo, e anche qui <strong>la psicosi di moduli e ruoli<\/strong> ha raggiunto vette inimmaginabili, per cui si abbassa continuamente la soglia anagrafica in cui bisogna avere dei compiti tattici, che scende inesorabilmente come l\u2019et\u00e0 della prima sigaretta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u201cI giovani sono costretti ad esprimersi in ambienti isterici, dove c\u2019\u00e8 pochissima pazienza. E\u2019 colpa del nostro modo di interpretare il calcio. Da decenni siamo subissati di scandali, pochi rispettano le regole e conta solo vincere. A nessuno importa dello spettacolo e pur di ottenere i risultati siamo disposti a tutto\u201d (Arrigo Sacchi)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che poi, malgrado tutto, <strong>il talento non si insegna ma si asseconda<\/strong>. E non \u00e8 tutta responsabilit\u00e0 delle scuole calcio o dei settori giovanili. Provate ad esempio ad andare in Spagna, senza bisogno di scomodare il Brasile o l\u2019Argentina. Vedrete che nelle spiagge, nelle piccole piazze, succede quello che da noi accadeva trent\u2019anni fa: i ragazzi giocano a pallone. In estate non riuscirete a trovare una singola spiaggia spagnola in cui non si giochi a pallone, usanza sacra che da noi sta lentamente scomparendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia chiaro, non facciamo l\u2019apologia del calcio incontaminato, di una volta, per un retorico quanto vago nostalgismo, bens\u00ec perch\u00e9 <strong>giocando per strada si sono formati i migliori talenti,<\/strong> liberi di esprimersi, sollevati dalla pressione e costretti ad adattarsi alle circostanze contingenti (in un vicolo o in un parco il pallone non rimbalza mai nello stesso modo, ma ogni volta lo si deve saper controllare).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora facciamo tutti un passo indietro e ripartiamo dalle basi. Lanciamo qui una proposta rivoluzionaria, che gli addetti al settore avranno il piacere di sbeffeggiare ma noi abbiamo il dovere di proporre. <strong>Aboliamo le promozioni e le retrocessioni fino ad una certa et\u00e0<\/strong>; o comunque troviamo il modo per cui la vittoria non diventi un assillo costante e l\u2019obiettivo primo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Basta con dirigenti accattoni, allenatori stressati, viscidi <strong>procuratori che strisciano come serpenti fin dalle scuole calcio,<\/strong> che poi tanto su venti ragazzini uno buono \u2013 e redditizio \u2013 magari lo trovano, mentre gli altri diciannove li avranno sedotti e abbandonati. Lavoriamo sui ragazzi con pazienza, riportiamo questo sport alla passione e ridiamo a ciascuno i suoi tempi: agli allenatori di insegnare calcio a medio-lungo termine, ai ragazzi di apprendere senza pressioni o responsabilit\u00e0 eccessive e alle piccole societ\u00e0 di lavorare sul merito, che saranno premiate se sapranno piazzare ad alti livelli i ragazzi su cui avranno investito tempo, impegno ed energie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab\u00c8 inutile prendersi in giro: i livelli sono calati proprio per questo motivo, la qualit\u00e0 tecnica \u00e8 diventata secondaria. La forza fisica, che magari caratterizza dei ragazzini pi\u00f9 sviluppati, poi sparisce e si adegua a quella degli altri. Dobbiamo intendere il settore giovanile come una fucina dove costruire i talenti del futuro, come si fa in Spagna o in altri Paesi. Se si ha un ragazzo gracile dotato di una grandissima tecnica, non si pu\u00f2 scartarlo e privilegiarne uno pi\u00f9 sviluppato: viceversa bisogna aspettarlo. Il calcio italiano \u00e8 arrivato al limite\u2026 Che senso ha scegliere 3\/4 ragazzi di colore, che palesemente non hanno l\u2019et\u00e0 dichiarata, per vincere un torneo giovanile? Dobbiamo farci tutti un esame di coscienza [\u2026]. Da noi gi\u00e0 a livello di pulcini bisogna vincere. Conta quello e basta\u00bb (Marco Barollo, allenatore ed ex calciatore, <strong>intervista rilasciata a Calciomercato.com)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infine un appello, dal cuore, a tanti genitori: noi vi comprendiamo. Sui vostri figli riversate tutte le vostre frustrazioni, ma vi capiamo. Uno su mille ce la fa e allora perch\u00e9 non vostro figlio, \u00e8 tanto bravo e poi dai\u2026 \u00e8 vostro figlio, \u00e8 il migliore. Forse se lo spingete un po\u2019<strong> coroner\u00e0 il vostr.., scusate, il suo sogno!<\/strong> E allora portatelo nel pi\u00f9 noto settore giovanile, che l\u00ec spesso in tribuna ci va il dirigente X o il procuratore Y\u2026 in fondo nella societ\u00e0 sotto casa quello bravo non lo noteranno mai (siete poi sicuri di questo? tutto ci insegna che non \u00e8 cos\u00ec, ma lasciamo perdere). Magari si divertir\u00e0 un po\u2019 di meno, ma se si vuole arrivare si devono fare dei sacrifici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco importa se l\u2019allenatore al campo vicino casa allena per pura passione, se preferisce lavorare con i ragazzi anzich\u00e9 tornare dalla famiglia a tarda sera, se \u00e8 disperatamente innamorato del pallone. La Lazio \u00e8 pur sempre la Lazio, l\u00ec ci sono i professionisti migliori e gira la gente giusta: \u00e8 il palcoscenico perfetto per vostro figlio. E allora ogni volta portatelo all\u2019allenamento, macinate chilometri, incastonatevi nel traffico, suonate il clacson. <strong>Consumate benzina, soldi, tempo, energie. Parcheggiate, e aspettate al bar<\/strong>. Nel frattempo parlate con qualcuno, bloccate l\u2019allenatore fuori dal campo, prendete contatti, sentite un procuratore: state inseguendo il suo sogno, dovete fare sacrifici. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma vi voglio fare una domanda. Dando per scontato che vostro figlio possa effettivamente arrivare, <strong>con lui ci avete mai parlato?<\/strong> In profondit\u00e0, non superficialmente. Siete sicuri che questo sia il suo sogno, o che lo sia sempre stato? S\u00ec insomma che non sia invece la vostra aspirazione, quella che gli avete incollato addosso anni fa, quando avete visto che aveva delle \u201cdoti\u201d\u2026 in fondo a tutti i ragazzi piace giocare a pallone, dovrebbe essere un ribelle nel sangue, vostro figlio, per mandarvi al diavolo a dodici anni. E poi, siete certi di poter sfruttare il sistema e di non essere invece gli utili idioti che contribuiscono ad alimentarlo, quel sistema marcio?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E allora fate un passo indietro: siate rivoluzionari nel vostro piccolo. <strong>Smettetela di riversare i sogni infranti sui vostri figli<\/strong>, e scordatevi di quei settori giovanili \u201cnoti\u201d in cui dovranno dividere lo spogliatoio con altri trenta ragazzini indottrinati. Dimenticatevi gli allenatori con la bava alla bocca, costretti a vincere; e tenetevi lontano dai procuratori, dagli agenti, dai dirigenti, e da tutto quel mondo di mezzo che popola il calcio giovanile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rinunciate alla borsa della Roma e fate crescere vostro figlio nella societ\u00e0 del quartiere, con un mister che ne prenda a cuore la crescita in un ambiente che, se siete fortunati, sar\u00e0 ancora fondato sulla passione. Vedrete che <strong>il ragazzo migliorer\u00e0 pi\u00f9 sotto casa che nella societ\u00e0 \u201cimportante\u201d<\/strong>: sembra strano, ma \u00e8 cos\u00ec. E se poi sar\u00e0 bravo veramente, state tranquilli che qualcuno ne parler\u00e0, qualcun\u2019altro lo noter\u00e0, e nel frattempo vi sarete risparmiati centinaia di ore di traffico, migliaia di euro di benzina, e soprattutto non avrete fatto sacrifici inutili, anzi dannosi. Per oggi la messa \u00e8 finita, potete andare in pace. E gi\u00e0 che ci siete, non dimenticatevi che nell\u2019oratorio c\u2019\u00e8 quasi sempre un campo di calcio. Si capisce, sempre che abbiate tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Andrea Antoniolidel 05 febbraio 2019 alle 15:47 Qui sotto Link all&#8217;articolo originale. https:\/\/www.rivistacontrasti.it\/alle-radici-del-male-calcio-giovanile\/ Il calcio giovanile \u00e8 un sistema oligarchico fondato sul business e sull&#8217;ignoranza. Noi viviamo in un\u2019implicita quanto errata pretesa, che i problemi si possano risolvere senza interrogarsi sulle cause. 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